DAF il progetto internazionale per la danza in Italia

Concepito come sistema formativo di respiro internazionale il DAF – Dance Arts Faculty è considerato un centro di eccellenza nell’ambito  della formazione espressivo-culturale delle nuove generazioni. Un progetto visionario diventato un’idea concreta grazie all’impegno di un team di professionisti, tra cui Mauro Astolfi dal 2009 Direttore Artistico del Dipartimento Modern Contemporaneo.
Con lui esploriamo questo pezzo di mondo, questo luogo di incontro e scambio dove la formazione tersicorea diviene formazione dell’individuo.

 

Come nasce l’idea del DAF?

Il DAF nasce per un’esigenza precisa, più che un’idea, si è trattato della necessità di portare in Italia qualcosa che mancava, un sistema di lavoro, un principio di educazione profondo, consapevole del danzatore, dell’artista. In Italia ci sono, come ovunque nel mondo, alcune ottime scuole e ottimi insegnanti, ma mancava un sistema integrato che approfondisse, scavasse in profondità su quelle che sono le dinamiche della persona della sua struttura emotiva. Un progetto che non si occupasse esclusivamente del succedersi quotidiano delle lezioni e della sua esclusiva preparazione tecnica, di qualsiasi tecnica si stesse parlando, ma di un vero centro internazionale dove far convergere personalità, artisti, danzatori che, cercati singolarmente, comporterebbe spostarsi, avendone le possibilità, in diverse parti del mondo, come praticamente disporre di un cospicuo capitale da investire per andarsi a cercare tutto ciò che di particolare, innovativo, come anche di fortemente e artisticamente radicato, esistesse nel panorama della danza e della coreografia internazionale.

Questo ad esempio è quello che ho fatto io, che hanno fatto molte persone della mia generazione, per trent’anni ho lavorato, viaggiato, studiato praticamente quasi in ogni posto dove esisteva qualcosa o qualcuno di cui si parlava molto, le classiche leggende oltre frontiera ed oltre oceano, tempi in cui non esistevano YouTube, ne Vimeo né tantomeno i social… artisti, coreografi che se volevi vedere, conoscere, dovevi mettere tutto quello che ti serviva su un aereo e partire…

Dieci anni fa ho cominciato a chiedermi, come si sarebbe potuto portare in un unico posto, una concentrazione di menti, di pensieri, di sapori, ma farli convivere tutti nello stesso posto, in un luogo in cui sarebbe anche potuto esistere una direzione artistica, ma più che una direzione tradizionale, serviva una visione e un’idea concreta e organizzata che non imponesse un gusto e appunto una “direzione”, piuttosto un vero e proprio crocevia culturale che ponesse le basi per un vero nuovo modello di training globale per il futuro danzatore.

Qualsiasi artista sia passato qui al DAF, con chiunque abbiamo stretto collaborazioni, sia con artisti residenti, che con l’ampio turn-over di coreografi e danzatori presenti del nostro programma … è come se, nei giorni della sua residenza lui stesso diventasse direttore artistico e al tempo stesso un nostro partner, un socio con cui eventualmente discutere per poi anche migliorare e anche rivedere, ampliare e perche no, correggere un pensiero.

 

Qual è il concetto che sta alla base della vostra idea di formazione?

Una delle principali risorse del DAF è proprio quella di aver riunito, assimilato ed elaborato un progetto aperto, una “open source” dove, come dicevo prima, la figura della direzione è di fatto costantemente implementata da tutte le menti e le artisticità che gravitano in questo nostro microcosmo culturale. Considera che ogni mese il progetto di perfezionamento professionale ospita un artista internazionale che in residenza per 2 settimane crea un nuovo lavoro per i nostri studenti. Questo avviene tutti i mesi, e questo metodo di lavoro ha completamente reinterpretato e ridisegnato il quadro relativo al processo educativo del futuro danzatore. Per decenni gli allievi nelle scuole di danza oltre le normali lezioni hanno avuto come loro unica risorsa ed esperienza di “sala prove” la costruzione del loro saggio, oppure la preparazione di una o più coreografie da portare nei concorsi.

Con il DAF 10 anni fa sono stati abbattuti contemporaneamente più muri relativi alle varie “ideologie metodologiche” del percorso di un danzatore, il più grande di tutti era appunto la distanza dello studente dalla percezione e le dinamiche di essere all’interno di una sala prove per una costruzione di un lavoro che appunto non fosse finalizzato al saggio o ad un concorso, ma invece l’importanza di fornire l’ambiente, i coreografi e le reali atmosfere di un danzatore ormai in carriera e in forza presso una compagnia professionista.

In questo modo lo studio quotidiano dei nostri studenti, oltre il loro intenso programma quotidiano (lezioni di danza classica, sbarra a terra, varie tecniche di danza contemporanea e coreografia e studio di numerosi repertori coreografici, tecniche di ripristino energetico come hatha yoga per danzatori, oltre una serie di materie complementari) si ritrovano inseriti ogni mese in una vera sala prove e ogni 2 settimane debuttano con una nuova creazione.

Potremmo quasi dire la quantità di stimoli e di lavoro di una vera realtà professionale in piena attività. Supportati costantemente da un team di figure professionali che al bisogno intervengono, curano e prevengono infortuni come osteopati, ortopedici, fisioterapisti, psicologi, nutrizionisti etc.

Se dovessi sintetizzare in un concetto direi che pensiamo e creiamo le condizioni affinché i ragazzi al DAF possano compiere un reale viaggio all’interno, di conoscenza e di esplorazione di quello che ognuno può considerare come il suo “limite”.

 

Siete uno dei pochi centri in Italia di respiro veramente internazionale con un occhio attento a ciò che accade a livello globale. Quali Paesi risultano essere particolarmente stimolati?

Il DAF collabora attivamente con Valentina Marini attraverso la quale ha realizzato un dipartimento di consulenza, organizzazione, per le attività estere, un progetto che grazie alla sua importante esperienza in ambito internazionale, ha contribuito a creare uno spazio dedicato dove i ragazzi possono verificare, chiedere, informarsi ed analizzare le diverse proposte da parte dei teatri per audizioni, periodi di “apprentice” o iniziali periodi di stagismo presso le compagnie.

Pur risiedendo fisicamente in Italia, la maggior parte delle nostre relazioni, delle nostre collaborazioni sono in tutto il mondo, dal Canada, Stati Uniti, alla Francia, la Spagna, l’Olanda, Germania, Inghilterra e molti altri paesi con i quali stiamo stabilendo relazioni attraverso i teatri, e i loro direttori.

Tutto questo al fine di poter garantire ai nostri studenti una sorta di accesso, un canale preferenziale alle attività delle compagnie stesse, soprattutto poter anticipare in qualche modo il momento delle audizioni ufficiali, potendosi presentare in un periodo antecedente per lavorare alcuni giorni con la compagnia stessa.

Avere un settore dedicato alle attività estere, sicuramente ha rappresentato un traguardo molto importante, che crediamo abbia colmato un vuoto relativo alla guida, al passaggio dello studente dallo studio al suo primo approccio alle audizioni, o al suo primo eventuale contratto di lavoro.

Diverse compagnie internazionali hanno in questi anni stabilito una relazione collaborativa nei confronti dei nostri studenti, tra cui: Tierry Malandain di Biarritz, Israel Ballet a Tel Aviv, Theater Magdeburgh in Germania, River North Dance Company a Chicago, Thomas Noon company in Spagna, Gartner Platz a Monaco,compagnia 420 people di Vaclav Kunes, compagnia Chamaleon di Anthony Missen,e dal prossimo autunno con la Compagnia Trier in Germania diretta Daf Roberro Scafati e diverse nuove importanti grandi realtà della danza mondiale con le quali stiamo definendo i termini di nuova collaborazione,ma che per ora ancora non sveliamo.

Poter costantemente interpretare il mondo che cambia, le diverse dinamiche che animano il gusto e il sentire comune, è un processo che riteniamo fondamentale per aiutare i giovani danzatori a sviluppare una sorta di apparato ricevente sempre pronto a captare segnali ed informazioni importanti. L’estero non è assolutamente una scelta dettata da qualsiasi esterofilia, tutt’altro, stiamo aprendo le porte a tanti giovani coreografi italiani e anche meno giovani, ma imprescindibilmente, persone che abbiano una reale necessità di raccontare qualcosa di sé stessi, della loro visione di questi tempi, del loro stesso mondo interiore attraverso il movimento.

 

Scambi con altre coreografie, coreografi ospiti. Ci sono linguaggi e forme espressive che privilegiate?

Ti dico sinceramente che a prescindere dai miei personali gusti, la “mission“ più importante, o decisamente una tra le più importanti del DAF è proprio quella di garantire e di proporre una reale informazione globale su quelle che sono le tendenze, gli stili, i metodi, le visioni di coreografi ed artisti spesso diversissimi tra loro, una reale pluralità di informazioni, di colori, di suggestioni per formare nei nostri studenti una consapevolezza e una visione più profonda dello scenario ballettistico internazionale

I ragazzi si confrontano quotidianamente con cose apparentemente “contrarie” con espressione di gusti assolutamente diversi tra loro, ma siamo convinti, e non lo dico per facile retorica, che in questo senso proprio la diversità produce i risultati migliori.

 

Cosa significa per i vostri studenti avere in casa una realtà internazionale come Spellbound Contemporary Ballet ?

La presenza della compagnia ha attirato qui a Roma ragazzi provenienti da tutto il mondo, e sicuramente poter osservare da vicino cosa può essere una trasposizione dal mondo dello studio ad una realtà professionale ha rappresentato per il Daf un forte valore aggiunto.

Negli ultimi quattro anni sei studenti del progetto di perfezionamento professionale sono entrati a far parte della compagnia, ragazzi di assoluto talento, che hanno potuto realizzare forse il sogno più importante di questa parte della loro vita. Tutto questo è molto gratificante e riuscire a tirare su “in casa” giovani che dalla sala, sono passati nella sala accanto come professionisti e hanno cominciato a lavorare nelle tournée in tutto il mondo, sicuramente è stato uno degli aspetti che più ha dato un senso a tutto questo progetto.

 

Quali attività artistiche promuovete?

Sempre in collaborazione con Valentina Marini si sono aperte una serie di possibilità e di canali che hanno profondamente arricchito l’offerta formativa e artistica per i nostri giovani. Valentina promuove e organizza festival di danza, cura la programmazione di alcuni importanti teatri a Roma, oltre a rappresentare la mia figura in ambito internazionale, lavora come agente per importanti artisti e attraverso la sua collaborazione con Roma Europa festival, organizza incontri tematici, conferenze, performance, che viaggiano attraverso e per mezzo della danza in tante direzioni fino ad arrivare all’attore puro o alla performance più estrema nel mondo del teatro globale.

All’interno del progetto professionale è inoltre attivo un dipartimento di arti sceniche e nuovi media diretto da Enzo Aronica, presidente e fondatore di Neverland ,regista, attore ed esperto di tecnologia dello spettacolo. Enzo rappresenta un punto fermo è una risorsa importante per avvicinare i ragazzi al mondo del visuale, delle immagini e la loro assoluta complementarietà con il corpo e il movimento.

Ogni studente realizza ogni anno un lavoro, su un tema fornito da Enzo stesso che in qualche modo possa rappresentare l’elaborazione del suo “essere al mondo“ in quel momento, lavorando alla creazione di immagini assolutamente personali con una tecnologia spesso povera, dove l’intraprendenza e la curiosità personale sopperiscono a tutte le mancanze.

Si impara a creare dal nulla, da 1000 stimoli, o da uno solo, scavando in profondità e portando fuori attraverso la propria danza, il proprio movimento qualcosa di sé e tutto questo portato in una piccola clip presentata ogni anno.

 

Oltre tutte le vostre collaborazioni artistiche internazionali, esiste una persona che ha collaborato alla creazione di tutto questo?

Assolutamente sì, è Feliciana Lo Mele, una persona con la quale collaboro da oltre vent’anni, con la quale è nato il DAF 10anni fa, che ha avuto il coraggio di farsi carico di una operazione estremamente complessa nei termini della sua organizzazione e gestione globale.

Feliciana ha permesso in questi anni che la macchina DAF, non si fermasse mai, ha intrecciato dinamiche, ipotizzato soluzioni di problemi spesso molto grandi che una progettualità complessa come questa comporta.

La sua direzione organizzativa di tutto l’ecosistema del DAF ha posto le basi per garantire in questi anni gli ingranaggi più importanti per la continuità di tutte le attività connesse direttamente o indirettamente al mondo DAF. Una figura assolutamente decisiva ed essenziale alla riuscita di tutti i nostri programmi.

 

Oltre che in ambito internazionale, avete delle collaborazioni con coreografi e compagnie italiane?

Nei ultimi tre anni sono enormemente aumentate le collaborazioni con i coreografi italiani, e stiamo cercando di scovare, tra i nomi meno conosciuti, che di fatto abbiano qualcosa di interessante e di unico da dire.. Abbiamo una sola coreografa residente nel progetto di perfezionamento professionale che è Francesca Frassinelli, una persona che posso dire di aver “scoperto” circa 7 anni  fa, un’ artista  estremamente schiva, non molto incline al “Self marketing“ violento degli ultimi tempi. Ma dotata di grande creatività, e di uno studio sul movimento assolutamente interessante e personale. Molte altre collaborazioni si stanno valutando e definendo , e abbiamo un ricco ventaglio di artisti italiani che saranno presenti nelle nostre classi a partire dalla prossima stagione. Altre 2 coreografe  Italiane di estrema sensibilità e bravura che collaborano come residenti al DAF sono Beatrice Bodini e Alessandra Chirulli, personaggi ancora non molto conosciute nel sistema nazionale, ma che faranno molto parlare di sé nel prossimo futuro.

Per quanto riguarda la collaborazione con le compagnie di danza italiane, è un discorso un po’ complesso è parecchio delicato, in quanto quasi tutte le compagne dispongono di una propria scuola interna per i propri studenti, ed è assolutamente condivisibile che a loro volta cerchino di favorire l’accesso alla compagnia principale ai loro studenti migliori…

Il Daf in questo senso rappresenta un sistema di lavoro atipico che definirei anche unico nel suo genere, in quanto la nostra principale preoccupazione non è quella di creare danzatori per Spellbound Contemporary  Ballet, ma di aprire invece un ventaglio più ampio possibile, di proposte, opportunità ed iniziative affinché si raggiunga  una maturità concreta e competitiva per il mondo professionale .

 

Dal 2009 ad oggi quali risultati avete raggiunto?

Sempre in un’ottica dove i risultati più importanti sono ancora quelli da raggiungere, possiamo ritenere questo parziale dei primi 10 anni come una sorta di miracolo, una rivoluzione nella concezione dell’idea generale di come possa essere rivisto e ripensato il percorso di studio e di preparazione di un futuro professionista.

Aver ottenuto il consenso, l’ammirazione, e la collaborazione di importanti teatri in ambito internazionale, di aver ricevuto richieste da importanti accademie europee ed internazionali per la creazione di progetti da inserire in una rete programmatica comune e condivisa.. tutto questo ci dà sicuramente la sensazione la consapevolezza di aver tracciato una strada e di aver dato un contributo importante allo sdoganamento di un pensiero sulla danza, soprattutto quella italiana, che la vedeva relegata ad una sorta di immobilismo creativo e ad una ripetizione infinita dello stesso pensiero. Con queste affermazioni non voglio assolutamente generalizzare, anzi vorrei porre in evidenza il fatto che ci sono tanti focolai di creatività nascenti in Italia, che daranno il  loro contributo, che sicuramente vedrete passare dal Daf.

 

Il Daf abita una location esclusiva post industriale che contribuisce a consolidare un gusto e uno spirito europeista che si respira nella vostra sede. Esistono progetti che prevedono l’esportazione del modello DANCE ARTS FACULTY all’estero o altra sede in Italia?

Il concept ed il sistema integrato del DAF sono già parte di una progettazione iniziata cinque anni fa che ipotizzava con una serie di partner la realizzazione di una sede europea , ma al momento il grande impegno che la sede Italiana necessita ci porta a rallentare la realizzazione di una sede estera. Ma stiamo gettando le basi per un progetto molto probabile nella sua realizzazione futura.

In Italia abbiamo ricevuto veramente molte proposte per realizzare delle succursali, ma in questo senso crediamo che la centralità di questo tipo di progetto sia un fattore determinante per evitare una dispersione energetica e di concentrazione che per la natura del progetto deve rimanere sempre altissima da parte di tutto il team .Per ora siamo felici di alcune cose. La prima, vedere che molti dei nostri studenti abbiano cominciato da anni la loro carriera professionale.

La seconda, che la nostra casa sia diventata un punto di riferimento in tutto il mondo per studenti che cercano una dimensione dove la danza possa parlare tante lingue, dove la concentrazione del talento e della creatività nazionale ed internazionale possa dialogare in un clima sereno e costruttivo…e soprattutto aver dimostrato che anche in Italia si può trovare il resto del mondo, senza pensare che il resto del mondo sia sempre un passo avanti. Questo passo avanti questa volta è stato fatto qui da noi…ed è veramente solo l’inizio.

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