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Intervista a Raphael Bianco per RACCONTA-MI-RACCONTO

L'intervista
Quando
17/02/2021
Genere
L'intervista

Con il progetto Racconta-mi-racconto, lo spettatore entra nella drammaturgia dello spettacolo. È infatti invitato a "rispondere" agli assoli di nove danzatori della Compagnia, pubblicati in una serie di appuntamenti digitali sul sito di Egribiancodanza (i primi tre sono già disponibili). Gli assoli saranno poi sviluppati in risposta ai feedback del pubblico e finalizzati a una performance live finale. Nella sua etimologia, l'atto del rispondere indica un "promettere di rimando". Pensi che il mondo digitale possa offrire nuove forme di reciprocità tra danza e spettatore? 

Il digitale è un’opportunità per integrare e arricchire la proposta in presenza se utilizzato nelle sue più specifiche peculiarità, non solo proporre surrogati dello spettacolo dal vivo ma ideare format e palinsesti che possano dialogare con lo spettacolo in presenza, creare dei ponti fra virtuale e teatro. Questo credo sia importante: lo spettacolo dal vivo è essenziale e non può essere sostituito ma deve essere sostenuto non solo economicamente ma attraverso nuove forme di promozione e divulgazione che possono trovare  proprio nel web un  grande seguito e nuovi target. 

Il web ci permette di intercettare nuovi pubblici e soprattutto in Italia è molto importante far  conoscere la danza specialmente quella contemporanea , e il digitale può essere un’ottima risorsa pe portare nuovi spettatori a conoscere  la danza a piccole dosi  sul web, magari con esperienze di confronto che dal vivo non sarebbero possibili,  per poi sperabilmente approdare al teatro.

Racconta-mi-racconto è un progetto complesso, che non solo sperimenta l'incontro tra danza e mondo online, ma si articola nel territorio piemontese, attraverso un percorso a tappe. Qual è il vostro obiettivo? 

Cercare il più possibile il coinvolgimento del pubblico soprattutto nei territori in cui operiamo in presenza, trovare step intermedi di azione all’interno di quelli che io considero dei veri e propri presidi culturali. L’obbiettivo è quello dell’inclusione sociale e del creare benessere e aggregazione. 

Le tappe intermedie di RACCONTA-MI-RACCONTO , non solo ne verificano valori e criticità per poterlo poi finalizzare in uno spettacolo in presenza , ma  si intrecciano con altri progetti specifici in ogni comunità che frequentiamo da anni . Ci permettono di valutarne gli effetti e le reazioni in aree territoriali  differenti, arricchire i contenuti dell’offerta artistica, trovare indicatori nuovi e alternativi che ci aiutino  a conoscere meglio il nostro territorio: questo può essere uno strumento esplorativo molto importante anche nella prospettiva della progettazione culturale tanto per le future programmazioni quanto per le nostre nuove  produzioni.

Il progetto nasce in collaborazione con Officina della Scrittura, che attiverà una serie di laboratori destinati alle scuole e ospiterà alcune performance della Compagnia. La coreografia nasce come forma di notazione, di scrittura attraverso il corpo. Cosa ti affascina del rapporto tra gesto e scrittura? 

Ogni linguaggio risponde a regole specifiche, ma ,mi piace trovare dei parallelismi perché, sia la coreografia  che la scrittura rispondono  a parametri di composizione:  simmetrie, asimmetrie, percorsi diretti o indiretti, climax ascendenti o discendenti, ritmo e sospensione, economia di materiale o meno: per esprimere ed evocare suggestioni o provocare riflessioni.

Mi piace l’idea di uno spettacolo che nasce dalla parola e dal gesto, dal loro dialogo a distanza. Perché aiuterà coloro che della parola si fidano a fidarsi anche della sua assenza, e per coloro che trovano la parola limitata nella sua significanza il piacere di ascoltarne semplicemente il suono.

Nel futuro spettacolo in presenza la parola sottolinea e tratteggia nel dettaglio una moltitudine di sfumature che la danza magari sintetizza in un movimento .  Mi affascina che l’ermetismo del gesto possa essere disintegrato e trovare traduzione in un torrente di parole per toccare sia il cuore che la mente del pubblico, per illuminare dove è oscuro, e viceversa, che cento parole possano essere evocate in un solo gesto capace di commuovere . Le regole della composizione, del segno lasciato  nello spazio e nel tempo,  sono lì per essere superate ed è questa la sfida più grande.   


Stefania Di Paolo, fondatrice del format digitale Talkwithdance