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Nasceva oggi Alwin Nikolais

Accadde oggi
Quando
25/11/2018
Genere
Accadde oggi
 … continuo a lavorare con improvvisazione e composizione, 
secondo quanto mi ha insegnato Nikolais.

Seguendo la sua filosofia, fai capire come nella danza
non si debba imitare nessuno.
Carolyn Carlson

Oggi nasceva Alwin Nikolais “Padre del Multimedia”.

Il 25 novembre del 1910 a Southington, nel Connecticut, nasceva uno dei più grandi sperimentatori della coreografia di tutti i tempi: Alwin Nikolais. L’artista che negli anni ’50, nella più radicale opposizione alla modern dance tradizionale, operò una decisiva inversione di tendenza proiettando tutta la sua ricerca verso il polo dell’astrattismo.

 

 

Il teatro astratto

Alwin Nikolais ha sviluppato un teatro multimediale unico nel suo genere che gli ha fatto guadagnare nel tempo la fama di “Padre del Multimedia”. Un teatro totale di motion, suono, colore, costume e allestimenti scenici.

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Elementi di un teatro astratto in cui le forme si modificano caleidescopicamente dagli effetti illusionistici sorprendenti! Cura personalmente tutti gli elementi della scena ai quali dà ugual peso: il danzatore non ne è più protagonista ma un elemento di essa. Crea costumi, spesso realizzati in materiali elastici o strutture rigide al fine di deformare, estendere o occultare la struttura corporea, la figura del danzatore è in continua metamorfosi scomponendosi e ricomponendosi sotto gli occhi dello spettatore. La luce concorre alla creazione di uno spazio tridimensionale ottenuto attraverso un sistema di proiezioni provenienti da ogni direzione che creano un environmental lighting capace, attraverso i cambiamenti di colore, di trasformare la scena in uno spazio illusorio dove il corpo del danzatore e l’ambiente sono in continua relazione. Sostituire il termine danzatore con quello di materia vivente diventa legittimo nel teatro astratto di Nikolais: una “scatola magica” all’interno della quale il ballerino diventa un’entità che si plasma, che con il suo peso, spessore, il suo volume traccia linee che diventano segni nello spazio, per questo la sua è considerata un’arte prevalentemente visuale in cui il danzatore rinuncia al suo individualismo ed è portatore di un corpo che non racconta storie, non esprime sentimenti. Nikolais chiama il suo teatro theatre of motion e lo contrappone al theatre of emotion delle grandi pioniere della modern dance (M.Graham e D. Humphrey). Fondamento di questo teatro è la motion: una teoria della danza che il coreografo mette a punto nell’arco degli anni Cinquanta e Sessanta e che lo porta a definire la danza “visual art of motion” sottolineando l’essenza visuale e non solo cinetica della danza. Questa definizione provocò ai suoi tempi reazioni non poco violente tali da accusarlo di disumanizzare la danza. Secondo Nikolais la disumanizzazione del corpo fisico è il punto di partenza della trascendance. La “trascendance” è una danza che non si appoggia sul racconto di una storia, sulla caratterizzazione, sulla mimesi bensì una danza astratta che permette la riunione con l’Universo, la fusione dell’identità del danzatore con altro da se.
Le sue teorie si ritrovano in quelle del filosofo spagnolo Ortega Y Gasset autore de La Disumanizzazione nell’Arte, testo del 1925. Nikolais è d’accordo sul fatto che l’artista debba ricercare l’antiletterarietà e operare nell’astratto affinché si possa arricchire la fruizione di un opera. Danza trascendentale, dunque, generata attorno ad un nucleo originario, quello della motion. Cos’è la motion? E’ la qualità primaria, originaria della danza, è il suo potere generativo,a differenza del termine movement che indica l’inizio e la fine dello spostamento nello spazio, motion esprime il modo in cui l’azione ha luogo. Questa teoria fu influenzata dalla sua esperienza con il teatro delle marionette nelle quali ogni movimento ha un suo centro di gravità. Un danzatore- marionetta dunque, privo di protagonismo, elemento di un teatro totale. Il danzatore di Nikolais è sottoposto così a un processo di spersonalizzazione tale che il corpo umano sotto le luci dei riflettori muta in altro da sé: con l’aiuto dei costumi diventa un oggetto, un animale, una pianta o un essere fantastico particella di un universo cosmico, un tramite per giungere all’universalità dell’umano. Un’entità che trascende dal suo personalismo per entrare in contatto con forze sconosciute rinunciando ad ogni elemento anedottico. Non a caso la Wigman copriva il volto dei suoi danzatori con maschere rendendoli miti rivelatori di possibili futuri dell’uomo, ma se per Mary Wigman ciò che più conta è l’aspetto magico-istintuale della danza, Nikolais prescinde invece da qualsiasi istintualità, accantona tutto ciò che sa di mitico e primordiale e sposa invece il meccanico e il tecnologico. Nell’estetica nikolasiana l’essere non esiste mai in una realtà unica, stabile, individuabile ma è rappresentabile in una miriade di apparenze date dal movimento del corpo e della luce che disegnano e colorano lo spazio. Egli è un autentico pittore di teatro di danza che fondando sul valore assoluto dell’immagine elabora un progetto di teatro totale unico al mondo.

Sulla via indicata da Nikolais, si colloca la compagnia americana dei Momix.

 

La pedagogia.

Dall’estetica della motion Nikolais e Louis sviluppano una pedagogia del danzatore fra le più interessanti del Novecento, ma esiste una tecnica Nikolais/Louis ? E’ ancora in corso un dibattito culturale per stabilire se il coreografo americano nel suo insegnamento avesse trasmesso effettivamente una tecnica di movimento. Quello che però appare accertato, e in ambito storico-critico e all’interno delle pratiche che sono scaturite dall’insegnamento Nikolasiano, è il valore di una metodologia dell’insegnamento fondato sulla trasmissione non tanto di passi e di sequenze, quanto piuttosto di principi, come base che permetta al danzatore lo sviluppo di una danza autonoma e personale. Di Nikolais esiste un testo inedito “The Unique Gesture”, lo scritto è complesso e ripetitivo ma contiene appunti di lavoro molto utili alla comprensione della sua tecnica. Non ci si può esimere dal riconoscere che il successo della scuola Nikolais/Louis di New York è determinato da una solida e intelligente metodologia pedagogica mirata alla formazione di danzatori pienamente edotti della natura della motion e delle sue qualità in rapporto allo spazio, al tempo, alla dinamica, tanto da sfociare in una pratica di danza che giustifichi l’ipotesi dell’esistenza di una “Tecnica Nikolais/Louis”. Non è un caso che nella scuola di New York la tecnica fosse trasmessa secondo una particolare struttura della lezione. Nella serie video Dance as an art Form, curata da Louis nel 1973, è chiaramente dichiarato che lo schema base della sua lezione riprende la visione della sua maestra Hanya Holm. La pedagogia di Nikolais si sviluppa attraverso classi di tecnica, teoria, improvvisazione e composizione. Nel corso degli anni maestri, coreografi, docenti universitari hanno fatto riferimento, se pur con variazioni personali, ai punti cardine della pedagogia nikolasiana, tra i grandi nomi in America è da citare Alberto del Saz (danzatore della compagnia di Nik e Murray e responsabile del riallestimento del repertorio). In Europa Susan Buirge (Francia), Carolyn Carlson (Francia e Italia), in Italia Simona Bucci.  

Se vuoi approfondire il teatro e la pedagogia di Alwin Nikolais: “La danza contemporanea italiana: l’influenza della pedagogia e del teatro di Alwin NiKolais” di Fabiola Pasqualitto

(Narrare la Danza: percorso di seminari di storia della danza e del balletto di DanzaSì) danzasi@danzasi.it

Fabiola Pasqualitto