Ravello Festival con Armitage, Chouinard e Naharin.

Il tema dell’abbattimento dei muri del mondo di questa sessantacinquesima edizione del Ravello Festival è stato fin qui molto filo-americano, condotto dalla prima assoluta di “The Wall”, commissionato per l’occasione a Karole Armitage, ed in seconda battuta dalla direttrice della Biennale danza di Venezia Marie Chouinard, coreografa già premiata lo scorso anno al Positano Premia la Danza. Ma andiamo con ordine.
Se con “The Wall” il riferimento al successo dei Pink Floyd ed ai muri di qualsiasi natura era assolutamente esplicito, con “Le sacre du printemps” e “Les 24 Préludes de Chopin” il canovaccio è stato molto più ideologico eppure altrettanto fortissimo! Del resto “Le sacre” è già di per sé una rivoluzione musicale ed artistica a tutto tondo di un secolo fa, se poi pensiamo alla rivisitazione de “Les 24 Préludes de Chopin” per diciotto giovani danzatori campani del progetto “Abballamm’!”, scelti dopo regolari audizioni alle quali si erano presentati in ben centoventi candidati, allora davvero il cerchio si chiude ed il testimone torna alla padrona di casa, una stremata Laura Valente impegnata sempre più a valorizzare i suoi giovani a braccetto con i grandi della danza.
Fino al prossimo, ovvero il gigante della danza israeliana Ohad Naharin con la sua Batsheva Dance Company. Fondata nel 1964 per iniziativa della baronessa Batsheva de Rothschild, che peraltro aveva designato Martha Graham come primo consulente artistico, è oggi tra le più importanti del mondo, insieme alla scuola The Young Ensemble. E’ ormai senz’altro la più grande compagnia israeliana con oltre duecentocinquanta spettacoli e circa centomila spettatori ogni anno e che a Ravello ha in parte modificato la propria coreografia del 2000 per il rispetto degli spazi e degli ambienti circostanti il belvedere di Villa Rufolo per cui, a maggior ragione, si può assolutamente parlare di site-specific ah hoc per l’occasione. E quale migliore titolo poteva offrirci la Batsheva Dance Company se non “Decadance”? Titolo del 2000 creato per celebrare i primi dieci anni di sodalizio del coreografo con la sua compagine in una miscellanea perfetta proposta il mercoledì 19 luglio sul belvedere di Villa Rufolo a Ravello: “Zina” (1995), “Kyr” (1990), “Telophaza” (2006), “Anaphase” (1993), “Mabul” (1992), “Sadeh21” (2011), “Naharin’s Virus” (2001), “Zachacha” (1998), “Three” (2005) e “Max” (2007) sono gli estratti delle coreografie di Mister Gaga. A proposito di Mister Gaga, martedì 18 mattina sarà tenuta una master Gaga al Teatro Verdi di Salerno per venticinque ragazzi e ragazze fortunati e talentuosi al cospetto di uno dei più grandi innovatori della danza mondiale. Un metodo, quello Gaga appunto, così chiamato per evocare i primi suoni dei neonati, ovvero un linguaggio del corpo aperto a tutti, concepito essenzialmente per il proprio fratello gemello autistico. Un training rivoluzionario praticato da danzatori e non-danzatori tanto che gli stessi interpreti della Batsheva si allenano quotidianamente con il metodo Gaga. Ma chi sono i professionisti di questo 19 luglio sul belvedere Rufolo di Ravello? Etay Axelroad, William Barry, Yael Ben Ezer, Matan Cohen, Bret Easterling, Hsin-Yi Hsiang, Chunwoong Kim, Rani Lebzelter , Ori Moshe Ofri, Nitzan Ressler, Or Meir Schraiber, Maayan Sheynfeld, Yoni Simone, Amalia Smith, Bobbi Jene Smith e Zina (Natalya) Zinchenko rappresenteranno in spazi e modalità rinnovate il proprio “Decadance” per un pubblico ormai in gran fermento per ospitare il personaggio mai salito sui tornanti di Ravello per assieparsi sul belvedere più mozzafiato del mondo. Ma a proposito di muri ci piace riportare una definizione di Ohad Naharin sul proprio metodo Gaga ed alla sua aderenza al tema dei muri fortemente voluto da Laura Valente. Il coreografo israeliano si è infatti pronunciato sul suo metodo quale simbolo di quella creatività israeliana che cerca disperatamente di costruire ponti e trovare soluzioni anche se viene penalizzata per questo.
Un modo come un altro di saltare al di là di qualsiasi staccionata del mondo. Anche della danza.

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