Serata Nureyev, l’ omaggio scaligero al leggendario Rudy

Dal 25 al 29 Maggio il Teatro Alla Scala e il suo Corpo di Ballo, accanto alle étoile, Svetlana Zakharova e Roberto Bolle, e ai due guest internazionali Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov, entrambi principal del Royal Ballet onorano in Serata Nureyev la memoria del geniale ballerino e coreografo, la carismatica personalità e la inimitabile valenza artistica attraverso un programma che ripercorrerà alcuni dei ruoli che Nureyev ha reso indimenticabili, alternandosi in titoli in cui ognuno ritroverà il ricordo del danzatore e del coreografo più caro e indelebile.

Sublime, bello e leggendario Nureyev
La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via, non si può più tornare indietro. È la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei: quando finirò di vivere.
(Rudolf Nureyev)

Nureyev alla Scala - Il Corsaro - 1966 - ph Erio Piccagliani-Teatro alla Scala - 2
Nureyev alla Scala – Il Corsaro – 1966 – ph Erio Piccagliani

Rudolf Nureyev è uno dei più grandi danzatori del XX secolo. Nessun ballerino dopo di lui ha mai avuto così tanta influenza sulla storia della danza condizionando lo stile, la tecnica e soprattutto le attese del numeroso pubblico che conquistò divenendo una leggenda vivente. Non c’era nulla nella sua origine, nascita o infanzia, che lasciasse presagire ciò che sarebbe divenuto. Il più giovane di quattro figli, nacque su un treno della ferrovia transiberiana nei pressi del lago Baikal. La sua data di nascita ufficiale è il 17 marzo 1938, anche se probabilmente era in realtà due o tre giorni prima. Un’infanzia e un’adolescenza disagevole a causa delle condizioni economiche in cui la famiglia riversava, ma presto tutto sarebbe cambiato. Nella vigilia di capodanno del 1945 sua madre, Farida Nureyeva lo portò a vedere un balletto a Leningrado con protagonista Zaituna Nazretdinova, Nureyev decise quella sera di voler essere un ballerino. Una scelta disapprovata dal padre, militare graduato, che considerava poco virile per un ragazzo il balletto. Fu costretto a studiare danza di nascosto, iniziando a scuola con il corso di danze popolari al quale tutti dovevano aderire. Di fronte a tanto talento gli insegnanti lo indirizzarono a uno studio della tecnica classica e a quindici anni entrò al Kirov. Primo passo verso la sua brillante carriera ma la strada del successo sarebbe stata ancora sofferta. Le circostanze drammatiche del suo arrivo in occidente, il suo cosiddetto “salto verso la libertà”, lo misero subito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo ma il suo temperamento forte lo rendeva ostinato nell’affrontare tutto ciò che per lui era nuovo e difficile. Divenne un danzatore e collega esemplare per molti altri grandi di allora, ma anche un coreografo e regista che dette opportunità a numerosi ballerini che senza di lui forse non avrebbero mai avuto la notorietà. La sua presenza fu per molti uno stimolo!
Sublime, bello, affascinante e al tempo stesso impulsivo, Nureyev era intollerante verso le regole, le gerarchie e le persone comuni, un temperamento difficile che nemmeno la sua fama riuscì a migliorare. Ciò nonostante coltivò profonde amicizie anche al di fuori dell’ambiente del balletto. Rinomata la sua amicizia con Mick Jagger, Andy Warhol e Jacqueline Onassis per i quali fu generoso e fedele amico. Clamorose le dimensioni del pubblico che riuscì a conquistare grazie al suo carisma e alla dedizione assoluta con la quale esibiva. His own idiosyncratic way of putting it was that “every step must be sprayed with your blood”. Il suo modo peculiare di lavorare era che “ogni passo deve essere eseguito con il tuo sangue”.
Fu molto influente nell’ambito della danza classica: da un lato accentuò l’importanza dei ruoli maschili, che a partire dalle sue produzioni vennero sviluppati con molta maggiore cura per la coreografia che nelle produzioni precedenti; dall’altro grazie a lui venne abbattuto il confine tra balletto classico e danza moderna. Nureyev, infatti, danzò entrambi gli stili, pur essendo stato formato come ballerino classico, cosa  assolutamente normale oggi ma all’epoca causa di molte critiche. Alla fine degli anni settanta, ormai quarantenne, andava perdendo la sua potenza fisica tuttavia, continuò a danzare ruoli da protagonista in grandi balletti di repertorio con disapprovazione di molti suoi sostenitori.
Quando l’AIDS fece la sua comparsa, intorno al 1982, Nureyev vi prestò poca attenzione, come del resto fecero in molti nei primi tempi di diffusione di questa malattia. Per un po’ di tempo semplicemente negò che ci fosse qualcosa di strano riguardo alla sua salute e quando nel 1990 si ammalò con certezza, finse di avere diverse altre malattie, rifiutando qualsiasi trattamento disponibile ai tempi. Alla fine, comunque, dovette affrontare il fatto che stesse morendo. Riconquistò l’ammirazione di molti dei suoi fans grazie al coraggio con il quale affrontò questi momenti. La perdita della prestanza e della bellezza fisica lo colpì molto, tuttavia continuò a lottare e ad apparire pubblicamente. Alla sua ultima uscita pubblica, nel 1992 in occasione della produzione della Bayadère al Palais Garnier, Nureyev fu accolto da un emozionante applauso in piedi da parte del pubblico. Il Ministro della Cultura francese Jack Lang gli conferì la più alta onorificenza culturale francese, il titolo di Chevalier de L’Ordre des Arts et des Lettres.  Morì in una clinica presso Parigi il 6 gennaio del 1993.
Fu sepolto, secondo le sue ultime volontà, nel cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois, vicino a Parigi. La cerimonia di sepoltura avvenne il giorno 12 gennaio 1993. La tomba fu progettata e realizzata dallo scenografo Ezio Frigerio che aveva lavorato più volte insieme a Nureyev. Particolare è il memoriale mosaico analogo a uno dei tappeti kilim che il danzatore aveva tanto amato.

Nureyev e i balletti di Prokofiev
Rudolf Nureyev oltre che un grande interprete ha indossato la veste di coreografo debuttando con alcuni pas de deux tratti dal repertorio russo ma la sua prima vera coreografia degna di nota è stata La Bayadère al Royal Ballet nel 1963 seguita da Raymonda (Touring Royal Ballet) a Spoleto nel 1964. Numerose altre coreografie sono state in seguito da lui create di cui due grandi balletti di Prokofiev: Romeo e Giulietta e Cenerentola.

Cenerentola perde la scarpetta a Hollywood
Molto originale ma esule da propositi dissacranti è Cenerentola creata nel 1986 per l’Opèra di Parigi con le scene di Pétrica Jonesco e i costumi di Hanae Mori, ripresa successivamente nel 1991 dal  corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli. Nureyev sposta luogo e carattere dell’azione in un mondo reale ma fascinoso, quello cinematografico di Hollywood degli anni 30. Anch’egli si fa interprete ma questa volta non si cala nei panni del Principe azzurro ritaglia per se il ruolo di grande magnate del cinema. Il balletto muove dal fermento che si scatena intorno a un’audizione per un film musicale alla quale si preparano le sorellastre di Cenerentola mentre la giovane e bella fanciulla (la splendida Sylvie Guillem) subisce le umiliazioni rimane relegata ai doveri della casa. Irrompe nella casa un anziano produttore in incognito (Rudolf Nureyev) che chiede aiuto a seguito di un incidente e sarà Cenerentola a soccorrerlo. Non esiterà a portarla via con se e a farne una diva del cinema.
Nascerà anche un amore tra la ragazza e il giovane divo, primo attore del film in preparazione (Charle Jude).
La storia d’amore prosegue tornando ad aderire a un copione tratto da Perrault con tanto di smarrimento di scarpina. Lo scoccare della mezzanotte nella grande scena del ballo è affidata a un gigantesco orologio le cui ore sono rappresentate da danzatori in carne ed ossa. Lo spettacolo di oltre tre ore, tutto costruito su una partitura musicale unitaria a piena lunghezza, con le sue arie, i suoi recitativi e il suo leit-motiv, porta con se riferimenti più o meno espliciti ai fratelli Lumière, a Chaplin, al Cappello a Cilindro e a King Kong. Due danzatrici interpretano con bravura comica il ruolo delle sorellastre mentre unico ruolo en travesti è quello della madre interpretato da Georges Piletta.

Nureyev’s Romeo and Juliet
“Sono convinto che il Rinascimento veronese e l’elisabettiana londinese, in una società divisa tra vecchie superstizioni e una fame per il nuovo mondo, abbiano fatto sesso e violenza in comune; che, stranamente, li collega ai nostri tempi”. (Rudolf Nereyev)
La lunga colonna sonora di Prokofiev trova  il suo abbinamento ideale nella produzione altamente cinematografica, sontuosa e colorata di Rudolf Nureyev con i suoi scenari e costumi che risalgono ai dipinti del Rinascimento italiano. Nureyev mette in scena l’amore giovanile sacrificato all’odio degli adulti e la spensieratezza di Mercuzio che corrisponde alla sgarbata disposizione di Tebaldo come eco delle liti tra le due famiglie nemiche. Quando  Nureyev creò la sua versione con Margot Fonteyn al Royal Ballet di Londra nel 1965 conosceva bene quella di Kenneth MacMillan. Decise di sottolineare il carattere fatale della tragedia, i due giovani vengono trascinati da un destino che alla fine li supera. Sulla base dei 52 movimenti che compongono la partitura completa, la coreografia di Nureyev è composta da realismo teatrale e sequenza storica. Egli fa un uso particolare dei processi tecnici impiegati nel teatro ribadendo il suo interesse per il cinema e la sua abilità di produttore. Nureyev offre molti tocchi personali che non si trovano nelle versioni di altri coreografi. Mostra un particolare interesse per Giulietta; questa bambina che diventa una donna mentre l’azione progredisce. Forte nella sua debolezza, dimostra una determinazione incrollabile per resistere al destino che i suoi genitori stanno forzando su di lei. Sottolinea ulteriormente questo punto, rendendo Giulietta una ribelle preparata a sfidare i codici della sua classe. Pieno di ardore e rumore, in una Verona realistica, dove le piazze si soffocano al sole e fungono da palchi permanenti per un’intera popolazione litigiosa e colorata, il suo balletto, che è estremamente fedele al testo di Shakespeare, offre una visione quasi cinematografica di un’era  sensuale, brutale, raffinata e volutamente oscena, dove la vita e la morte sono decise in un istante. Il suo Romeo è un ragazzo che diventa un uomo. Da adolescente insegue tutte le ragazze, ma presto non si accontenta più di donne belle ma fredde. Vuole provare sentimenti più forti. Giulietta rappresenta tutto  per lui. Lei è appassionata, disponibile, e più matura di lui.

Previous post

Mediterranea al Festival Como Città della Musica

Next post

Stage di Danza – Artedanza