Trittico Kylián/Inger/Forsythe

Il 7 marzo presso la Sala Grigia del Teatro Costanzi, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Trittico Kylián/Inger/Forsythe, quarto appuntamento della Stagione di Balletto 2017-18, in scena al Teatro Costanzi da giovedì 15 a mercoledì 21 marzo e mercoledì 14 nell’anteprima giovani con ingresso “Vietato ai maggiori di 26 anni”.

Il programma è dedicato alla memoria dell’étoile e Direttrice Onoraria della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma Elisabetta Terabust, recentemente scomparsa.

Il Trittico, una straordinaria occasione per apprezzare l’altra danza di qualità, si apre con il famoso pezzo Petite Mort (1991) di Jiří Kylián, prosegue con Walking Mad (2001) di Johan Inger e si conclude con Artifact Suite (2004) di William Forsythe.

Jiří Kylián, coreografo praghese olandese d’adozione, crea Petite Mort per il Festival di Salisburgo nel 1991, anno delle celebrazioni per il bicentenario della morte di Wolfang Amadeus Mozart, e lo regola sull’Adagio del Concerto per Pianoforte KV 488 e sull’Andante del Concerto per Pianoforte KV 467.
La coreografia comprende sei uomini e sei donne per celebrare la coppia e il suo ideale di bellezza che vuole i primi atletici e attraenti, le seconde delicate e forti. Le coppie maneggiano sei fioretti che sembrano essere dei veri e propri partner, ribelli e ostinati. I fioretti traducono il simbolismo insito nell’opera, più incisivo di una vera e propria trama. Aggressività, sensualità, energia, silenzio, voluta insensatezza e fragilità sono tutti elementi che giocano in questa coreografia un ruolo rilevante. Nelle parole stesse di Jiří Kylián: “Petite Mort è un’espressione poetica e significativa per descrivere l’orgasmo di un rapporto sessuale. In francese, e in altre lingue, questa percezione è descritta come ‘piccola morte’. E così può essere. Nel momento di massimo piacere, o nel momento in cui si sta potenzialmente generando una nuova vita, siamo portati a ricordare che le nostre esistenze sono relativamente brevi e che la morte non è mai troppo lontana. Nel mio lavoro, ho creato la coreografia su due movimenti tra i più famosi concerti per pianoforte realizzati da Mozart. Ho tagliato via i movimenti più rapidi, lasciandoli come torsi mutilati. Non c’è dubbio che è perverso fare una cosa del genere. Ma lo si fa. Noi viviamo in un mondo nel quale nulla è sacro. Dal tempo in cui fu creata la musica di Mozart a oggi, molte guerre sono state combattute e molto sangue è stato versato nel corso degli anni”. L’ambientazione, spoglia ed essenziale, si anima di contrasti, in un’atmosfera in bianco e nero caratterizzata da un’estetica ricercata e sofisticata. Le luci, firmate dallo stesso Kylián, sono realizzate da Joop Caboort, mentre i costumi sono di Joke Visser. A riprendere Petite Mort è Cora Bos-Kroese, con la supervisione tecnica alle luci e alle scene di Hans Boven.

Il talento coreografico di Johan Inger – coreografo svedese, danzatore straordinario del Nederlands Dans Theater dal 1990 al 2002 – è subito notato dal Maestro Jiří Kylián che lo invita a creare, dopo un workshop coreografico, la sua prima coreografia Mellantid (1995) che segna il suo debutto ufficiale come coreografo. Tra premi e riconoscimenti, Johan Inger crea nel 2001 Walking Mad. In un’intervista Inger ricorda che la prima volta che vede eseguire il Bolero di Maurice Ravel rimane particolarmente colpito dal Direttore d’Orchestra Zubin Mehta e dal suo coinvolgimento emotivo e fisico: inizia come un vero aristocratico, molto composto e teatrale, con i capelli in ordine, poi si abbandona all’estasi insita nel pezzo e, pervaso dall’energia della musica, finisce tutto spettinato con le pupille dilatate. Le immagini del cortometraggio The Bolero (1973) – noto per aver vinto il Premio Oscar come Best Short Subject nel 1974 – in cui c’è appunto il Direttore Mehta nei panni di se stesso, gli rimangono impresse, tanto da spingerlo a vedere alcune versioni danzate del Bolero, trovando che questi balletti si caratterizzano in maniera molto simile tra loro per l’erotismo e la sensualità. È così che inizia a delineare l’idea di mantenere sì l’erotismo, traducendolo però in qualcosa di diverso, in una sorta di battaglia tra sessi. Sviluppa questo pensiero, nutrendolo con concetti tratti dai dialoghi platonici che si focalizzano sul furore e l’estasi, e nota che sia la partitura musicale, sia la composizione coreografica, si muovono da qualcosa che è piuttosto sotto controllo a qualcosa che è fuori controllo, da qualcosa di molto delicato a qualcosa di molto potente. Percorrendo questa strada, Inger porta in scena un muro che divide, che si divide, che si muove, che si apre e genera spiragli di comunicazione, una miscellanea di umori ed emozioni regolate sulle note di Für Aline di Arvo Pärt e sul ritmato Bolero di Ravel. Walking Mad è un viaggio in cui ci si ritrova ad affrontare le proprie paure, i propri desideri più profondi, così come la leggerezza dell’essere. La coreografia, che ha fatto il giro del mondo, approda al Teatro dell’Opera di Roma, con i Maestri Yvan Dubreuil, già danzatore del Nederlands Dans Theater attualmente membro del collettivo OFFprojects, e Karl Inger, che dopo aver danzato con il Göteborg Ballet, il Balletto Reale Svedese e il Cullberg Ballet, oggi collabora con il coreografo Johan Inger in qualità di suo Assistente. A firmare le luci è il lighting designer svedese Erik Berglund.

Artifact Suite di William Forsythe è la versione ridotta di Artifact, primo balletto a serata intera che Forsythe creò nel 1984 per il Ballett Frankfurt. Il coreografo americano, tedesco d’adozione, espone qui le sue teorie sull’illusione della percezione, la decostruzione, la rottura degli equilibri e la proiezione dei corpi. Il soggetto del balletto è la danza classica stessa, la sua storia. Artifact è un balletto emblematico in cui già nel titolo, che significa “artefatto”, il coreografo annuncia l’intenzione di lavorare sui materiali dello spettacolo deviando costantemente dai risultati che ci si aspetta. Gli elementi di base della tecnica accademica sono qui sviluppati in un gran numero di variazioni coreografiche. Forsythe inaugura un percorso completamente originale che prende avvio dal neoclassicismo balanchiniano. Artifact Suite si articola in due parti. Nella prima, sulla famosa Ciaccona BWV 1004 (Partita per violino solo n°2 in re minore) di Johann Sebastian Bach, due coppie principali si alternano in una serie di stupefacenti concatenazioni. Nella seconda parte, su musica di Eva Crossmann-Hecht, protagonista è invece l’intero Corpo di Ballo, che danza intrecciando complicate relazioni con i movimenti accademici. A mettere in scena Artifact Suite sono i Maestri Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown, già tutti danzatori del Ballett Frankfurt che oggi collaborano con William Forsythe riprendendo le sue creazioni per le principali compagnie di balletto.

Protagonisti di questa serata neoclassica sono l’étoile Alessandra Amato, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza, i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

Petite Mort

Musica (su base registrata) Wolfgang Amadeus Mozart
Coreografia e Scene Jiří Kylián
Assistente coreografo Cora Bos-Kroese
Costumi Joke Visser
Luci Jiří Kylián
Realizzate da Joop Caboort
Supervisione alle luci e alle scene Hans Boven

Walking Mad

Musiche (su base registrata) Maurice Ravel e Arvo Pärt
Coreografia, Scene e Costumi Johan Inger
Ripetitori Yvan Dubreuil e Karl Inger
Luci Erik Berglund

Artifact Suite

Musica (su base registrata) di Johann Sebastian Bach e di Eva Crossman-Hecht
Coreografia, Scene, Costumi e Luci William Forsythe
Ripetitori Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown

Interpreti principali Alessandra Amato, Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza

Étoile, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

La musica dei tre titoli è su base registrata

Per Informazioni: operaroma.it

 

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