È una liturgia danzata Sulla leggerezza di Virgilio Sieni. L'ultima creazione dell'artista fiorentino firmata per l'omonima Compagnia e presentata con successo a CANGO, i Cantieri Goldonetta Firenze, nell'ambito della Democrazia del Corpo. La stagione di danza contemporanea "seniana" ricca di performnace, residenze, incontri, workshop, che dal 7 febbraio al 21 giugno 2026 ospita artisti, cinque prime assolute e una prima nazionale insieme a proposte e riprese di ampio respiro.
E tra queste ultime Sulla leggerezza, un lavoro che ha debuttato a luglio 2025, è l'ennesima opportunità per esplorare l'universo creativo di Sieni che non manca mai di fare riferimenti dotti a supporto di quella cosa chiamata danza. Una danza che lui manipola, volge e stravolge per riscoprire l'innata essenza del movimento e sopperire alla sua afasia con la loquacità del gesto danzato.
Ecco che il tema della leggerezza diventa l'occasione per ispirarsi alle Lezioni americane che Italo Calvino scrisse nel 1985 per tenere all'Università di Harvard, e in particolare a quella sulla Leggerezza che apre le sei conferenze dedicate anche a Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità nella letteratura di tutti i tempi.
E su Virgilio, proprio perché danzatore e coreografo, fanno breccia le ragioni della leggerezza sostenute da Calvino che è portato «a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto» e la rintraccia nelle opere del passato. Tra quelle citate dallo scrittore la scelta di Sieni cade sul De rerum natura di Lucrezio e sui primordia rerum, gli atomi leggeri e invisibili di cui è fatta la materia, su Le Metamorfosi di Ovidio e sul metamorfismo dell'impalpabile passaggio da una forma all'altra, e sulla leggera gravitas del poeta filosofo Guido Cavalcanti e sui suoi «spiritelli», le personificazioni delle facoltà vitali ed emotive.
Riferimenti eruditi che si riflettono in una messinscena di cui restano impressi la levità, la poesia, la costante ricerca dell'equilibrio, la capacità performante delle figure e dei legati e la propiocezione degli otto corpi di Jari Boldrini, Vanessa Mattei Scarpaccini - che si alterna nelle recite a Sofia Galvan - Maurizio Giunti, Chiara Montalbani, Andrea Palumbo, Valentina Squarzoni, Luca Tomaselli e Andrea Zinnato.
Corpi duttili che sono capaci di stare ed essere in presenza hic et nunc avvolti dal buio, accarezzati dalla penombra, esaltati dal light design di Sieni, fasciati dai comodi e variopinti costumi di Marysol Maria Gabriel e accompagnati da una raffinata scelta musicale.
Tutto parte con un interprete che, con un'asta e attraverso una cinesi figurativa, ricerca l'equilibrio all'insegna della leggerezza sulle note jazz di John Coltrane. Il buio consente ad un altro di fare il suo ingresso ma questa volta l'asta è più lunga e il bilanciamento diventa più difficile. Sul paesaggio sonoro di Peace Piece di Bill Evans si susseguono disequilibri, spirali, ripiegamenti che connotano una performance intensa e propriocettiva.
Con l'arrivo del danzatore in nero nasce un duetto maschile al ralenti in cui la danza si fa più distesa fino a sparire in fondo alla Sala di Cango dietro a sottilissimi fili argentei. Di nuovo il buio li vede entrambi riapparire e dare vita a un altro duetto speculare, dinamico in cui il peso del corpo è azzerato anche nei rotolamenti a terrà. Da lì un quartetto esegue morbide e plastiche figurazioni tra intrecci, torsioni, pose che inscenano un metamorfismo coreutico interrotto dal buio e seguito, con la luce, dal solo di un danzatore con l'asta che, tra posizioni scomposte e ricomposte mantiene l'equilibrio.
Quell'equilibrio che l'intero ensemble insegue tra rebounds, catene, rotolii, corse, grovigli e una gestualità morbida, quasi ieratica come nella liturgia votiva, che nei "ballabili" anima lo spazio disegnato da Sieni e si abbandona alla ricorrente musica di Evans.
Continuo è l'andirivieni e mosso è l'andamento coreografico fino a che la figura in nero, senza asta, esegue veloci e leggeri pivots su Des pas sur la niege di Claude Debussy e poi crolla a terra. Nell'epilogo, molto suggestivo, ognuno degli altri sette protagonisti con dolcezza lo ricopre con salvifici teli bianchi sempre più grandi e sprigiona l'imagery poetica: i corpi si sono liberati del peso della materia e sono liberi di danzare in equilibrio Sulla leggerezza.