Metti una bella sera d'estate. Metti uno dei luoghi più suggestivi della capitale, il fascino senza tempo di Castel Sant'Angelo. Aggiungi la danza contemporanea ad animare questo scenario unico ed avrai la serata del 23 luglio, quando la Compagnia Excursus si è esibita nel Chiostro di Alessandro VI con lo spettacolo Segni. L'appuntamento, inserito nel ricco cartellone della rassegna L'Angelo e la Luna - festival di circo contemporaneo, danza, musica e teatro a cura di Anna Selvi - ha regalato al pubblico una performance artisticamente pregevole.
Con Segni, la Compagnia Excursus ha proposto una sorta di retrospettiva in una serata di grande intensità, sia formale che concettuale. L'opera raccoglie infatti alcuni quadri della più recente produzione della compagnia, quadri che non necessariamente dialogano tra loro, coisì come i personaggi che lim popolano vivono storie proprie e solo a tratti interagiscono. Il vero filo conduttore è la partitura musicale perchè la creazione coreografica non si limita a essere una semplice messa in scena danzata su una partitura elettronica: è una vera e propria cassa di risonanza, una simbiosi profonda tra il corpo dei danzatori e la materia acustica. La coreografia sposa la rigorosa architettura sonico-spaziale del CRM (Centro Ricerche Musicali); del resto
Ricky Bonavita e Michelangelo Lupone (Direttore artistico del CRM di Roma e Docente del Corso di Specializzazione in Musica Elettronica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia) sono legati da una lunga collaborazione artistica e questo lavoro ne è prova.
La struttura drammaturgica si rivela in continuo divenire. In scena Valerio De Vita, Andrea Di Matteo, Claudia Pompili, Francesca Schipani e lo stesso Ricky Bonavita si alternano tra assoli virtuosi e intensi passi a due, tracciando traiettorie spaziali che dialogano direttamente con un tessuto musicale estremamente variegato firmato da Patrick Ascione, Åke Parmerud, Horacio Vaggione e Adrian Moor, rispettivamente provenienti provenienti da Francia, Spagna, Svezia e Stati Uniti: un panorama di generazioni, linguaggi e background differenti che convergono nell'universo della musica elettronica.
Una musica che, come già sottolineato, ben lontano dall'essere un mero sottofondo, si pone quale colonna portante e parte strutturale della scrittura coreografica stessa. È proprio questo l'elemento che ipnotizza lo spettatore: il gesto danzato oscilla continuamente tra momenti di estrema fluidità e scatti di pura tensione geometrica, fondendosi con la musica in un'esperienza sensoriale totale. A dare ulteriore risalto a questa sinergia il sapiente disegno luci di Livia Caputo e l' allestimento scenico di Emanuela Mentuccia che nella loro essenzialità hanno messo in risalto il gesto inciso nello spazio. il segno di Ecursus.
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