La messinscena di Sulle montagne c'è libertà, prima vera prova d'autore di Jari Boldrini, è uno spettacolo che segna l'esordio della Compagnia VS1 (acronimo di Virgilio Sieni) e costituisce il trampolino di lancio di una giovane autorialità coreografica che, nel caso specifico, riesce ad attraversare il magistero di Sieni per approdare ad un territorio suo.
Presentata a CANGO, i Cantieri Goldonetta di Santa Maria in Oltrano a Firenze, e inserita nella rassegna La Democrazia del Corpo, questa creazione si avvale di un organico che nasce sotto la direzione artistica di Boldrini e di Sieni come nuova compagnia del Centro Nazionale della Danza Cango/Firenze. Una compagine che ha lo scopo di essere - così si legge nella presentazione - «un ponte verso il professionismo per danzatori under 25 che forgiano il proprio futuro tra formazione e creazione, esplorando il gesto artistico».
Un preciso intendimento che fa capo alla generosità artistica e intellettuale di Sieni che sostiene la neonata formazione contemporanea, anche invitandola a Cango, e incoraggia Boldrini ad intraprendere un percorso personale non privo di insidie e di inciampi.
Danzatore formatosi presso la Scuola dell'Opus Ballet di Firenze e fondatore nel 2018 insieme a Giulio Petrucci del Collettivo Giulio e Jari (C.G.J.), Boldrini collabora con vari coreografi fra i quali lo stesso Sieni, Cristina K. Rizzo, Marina Giovannini, Nicola Cisternino, Sara Sguotti e danza in diverse realtà tra cui la Compagnia Virgilio Sieni Danza.
Finalista al Premio Equilibrio nel 2018 con il lavoro Ultima Estate e vincitore del Premio Danza Urbana XL 2020 con Stanza 1.5 Site, Jari nel 2020 ottiene il Premio Danza&Danza come interprete emergente e nel 2025 firma Dittico Orientale #1 andato in scena alla Democrazia del Corpo.
Ecco che in questo «maggio odoroso» di leopardiana memoria l'artista torna ad esprimere la sua visione del gesto danzato e dell'atto performativo con i sei elementi di VS1 che rispondono ai nomi di Rossella Airoldi, Isabella Presti, Vanessa Parolin, Maryterry Rizzi, Francesco Tomasso e Matilde Tortelli. Un motivato sestetto che indossa i costumi casual disegnati da Virginia Sieni e Boldrini e si muove in una mise en espace avvolta dalla nebbia e riempita dai fasci di luce soffusa di Simone Grande.
Ispirandosi alla montagna come luogo catartico e salvifico, in cui l'essere umano si riappropria del suo sé, Jari «indaga le possibilità dell'abitare il vuoto» sostanziandolo con la presenza del corpo in nome di una libertà ontologica che esiste e resiste anche in quello che la montagna vuole e offre.
La solitudine, la fatica e la gioia della condivisione di un traguardo diventano l'occasione per esplorare i limiti dell'uomo di fronte all'immensità del paesaggio montano e per trovare in esso le ragioni della propria fusione con la natura. Il lirismo panico e materico si traduce nel linguaggio del corpo che riempie idealmente la vertiginosa altitudine delle vette e praticamente l'ovattata sala di Cango.
La coreografia procede per quadri in un divenire continuo accompagnato dal rumore del vento e dal suono del vuoto che proietta gli interpreti e gli spettatori in una dimensione spaziale sconfinata.
All'inizio una ragazza si toglie lo zaino come a liberarsi del peso della quotidianità e, iniziando la salita, tocca con delicatezza lo spazio infinito fino a che una seconda danzatrice e poi una terza danno sostanza corporea a questo vacuum. Il terzetto diventa quartetto e poi quintetto e infine sestetto mentre si susseguono le pose plastiche, le catene, i rotolamenti, i legati a canone, i passaggi speculari in cui ognuno balla per sé e con sé ma incidentalmente riconosce l'altro e gli altri in una liberata e liberatoria espressività fisico-emozionale.
Rispetto ai dettami stilistici del maestro Virgilio Sieni, che pure Jari ha introiettato, l'idiolessi di Boldrini si caratterizza per una personale morbidezza nelle sequenze, per un insistito uso sinusoidale delle braccia, per un accentuato lavoro en dedans tra cadute e riprese e per una studiata interazione con il floor work.
Nell'epilogo suggestiva è la flessuosa cordata che sparisce inghiottita dal buio improvviso tra gli applausi del pubblico e Sulle montagne c'è libertà depone a favore della scelta autoriale di Jari, un giovane coreografo che promette bene e, come si dice, "si farà".