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Tracce epifaniche di corpi negati

Critica Spettacoli
Luogo
Teatro Nardini: Festival Inequilibrio 2025
Rosignano Marittimo
Quando
04/07/2025
Compagnia
Compagnia Abbondanza Bertoni
Genere
Teatro Danza
Gabriella Gori
Gabriella Gori


Voto 4

 L'oscurità avvolge gli spettatori al Teatro Nardini di Rosignano Marittimo con l'applaudita messinscena di Epiphanīa, il nuovo lavoro di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni presentato in prima naturale nell'ambito della 28a edizione del Festival Inequilibrio.

Lo spettacolo è stato introdotto da una lettera aperta di Angela Fumarola, direttrice artistica di Fondazione Armunia e vicepresidente di ADEP, che ha rivolto un accorato appello contro la decisione del Ministero della Cultura di rivedere i punteggi in base ai quali vengono erogati i fondi nazionali. Un taglio che mette in pericolo lo spettacolo dal vivo e declassa non pochi festival fra cui Inequilibrio. Il Festival di Fondazione Armunia che coinvolge Castiglioncello, Rosignano Marittimo, Rosignano Solvay e Vada in provincia di Livorno.  

Ma «the show must go on» Epiphanīa del consolidato e affiatato duo Abbondanza-Bertoni riporta il pubblico ad una realtà teatrale fatta di impegno e abnegazione per l'arte e la cultura a dispetto delle difficoltà imminenti.

Epiphanīa, dal greco epiphàneia, ha nel sottotitolo Mi rendo manifesta la chiave di lettura di una creazione originale con cui Michele e Antonella continuano ad indagare il contraddittorio universo muliebre e a soffermarsi sull'immagine straniata e straniante del corpo femminile. Quel corpo che è oggetto di mercificazione e che porta la donna a sentirlo e viverlo come altro da sé.

Riconosciuti come i maestri del teatrodanza italiano, entrambi vantano trascorsi importanti con maestri del calibro di Alwin Nikolais, Dominique Dupuy, Carolyn Carlson e con la Compagnia Abbondanza/Bertoni sono depositari di una peculiare cifra espressiva dal taglio minimalista che si ispira ai temi della quotidianità e predilige una gestualità intensa e riconoscibile. Basti pensare a produzioni come Viro, Femina, Romanzo d'infanzia Le fumatrici di pecore in cui la danza e la coreografia diventano strumento di riflessione,  pongono domande senza dare risposte e provocano sconcerto con la capacità di sconvolgere rassicuranti certezze acquisite. E Epiphanīa con la sua coraggiosa e condivisibile denuncia non fa eccezione.

In una sorta di «non luogo» illuminato dalle luci fredde di Alessio Guerra e delimitato da quinte e fondali neri ideati da Bertoni, che firma anche i costumi, le tre protagoniste: Sara Cavalieri, Valentina Dal Mas, Ludovica Messina Poerio mostrano pezzi di quel corpo che di volta in volta le rappresenta, anche attraverso acefale figure metamorfiche. Hanno il volto  fasciato di scuro a dimostrazione che della donna ha ben poca importanza il fatto di avere una testa pensante: la sua intelligenza e la sua identità sono passate sotto silenzio o peggio ancora negate da stereotipi di genere.

Così di questa una e trina figura femminile, accompagnata dalla musica dissonate di Sergio Beercock,  si vedono le gambe, le braccia, i glutei, i lunghi capelli, che si muovono in posizioni distopiche e sono affetti da distonia. Forte e al limite dello sfinimento è infatti il lavoro fisico a cui Antonella e Michele sottopongono le protagoniste ma tutte, senza distinzione, mostrano di avere una profonda ed evidente coscienza cinestetica.   

Nella drammaturgia scenica interagiscono anche oggetti ben precisi come l'immancabile specchio, una bocca posticcia da clown vermiglia e gonfia come vogliono i canoni estetici odierni e, in riferimento all'immagine della femme fatale, l'abito rosso Valentino con tanto di lunghi guanti che, in una prospettiva distorta, vive di per sé e dà vita a una sagoma materica priva di significato.

Di forte impatto visivo ed emotivo è la scena in cui il corpo femminile è fagocitato da una pancia spropositata su cui e in cui si dibatte come a voler uscire da un ruolo materno che lo schiaccia e lo soffoca. Per liberarsi da questa costrizione, diventata innaturale, si lancia all'improvviso dal palcoscenico verso la platea facendo sobbalzare gli astanti.

Alla fine le tre donne, sempre con i volti non identificabili, si palesano nella ricomposizione di quei pezzi di corpi che, slegati e sparsi per tutto lo spettacolo tra apparizioni e sparizioni, si ricompongono e riconquistano, anche se in parte, l'identità muliebre.

Epiphanīa il 4 settembre sarà al Mirabilia Festival di Cuneo e il 4 novembre a Rovereto.

    

 

 

 

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