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Una pregevole rassegna di Giovani Sguardi coreografici

Critica Spettacoli
Luogo
Teatro Comunale Niccolini
San Casciano (FI)
Quando
29/04/2026
Genere
Moderno/Contemporaneo
Gabriella Gori
Gabriella Gori


Voto 4

  

Il 29 aprile la Rassegna Giovani Sguardi celebra al Teatro Comunale Niccolini di San Casciano la Giornata Internazionale della Danza e presenta un trittico firmato da giovani coreografi della scena contemporanea attuale.

Promossa e organizzata dalla Compagnia Xe diretta da Julie Ann Anzillotti, la rassegna è giunta all'ottava edizione e si prefigge di sostenere la nuova coreografia italiana e di offrire visibilità ad autori e interpreti under 35, offrendo residenze e spazio performativo al Teatro Niccolini.

I tre lavori andati in scena sono il risultato della selezione avvenuta tramite la Call Giovani Sguardi, il bando promosso dalla Compagnia Xe ad inizio 2026, che ha visto la partecipazione di artisti provenienti da tutta Italia che si sono messi in gioco inviando le loro proposte. «I prescelti - spiega Julie Ann anzillotti - hanno convinto per la serietà dell'approccio alla realizzazione di un prodotto scenico e per la qualità del linguaggio espressivo». Due degli spettacoli, ѽ ταũρε (o taûre), un solo femminile creato da Luciano Nuzzolese e interpretato da Valentina Foschi, e Orione di e con Marcello Malchiodi, nascono come debutti della Compagnia Xe, mentre One, Two, Through di e con Sara Capanna e Barbara Carulli è una produzione a firma di Company con il sostegno di Fori Festival.   

Assistendo alle tre brevi mise en espace quello che colpisce è l'accurata scelta musicale e sonora che le contraddistingue, il dotto riferimento letterario che le nobilita, la peculiarità espressiva che rende la danza 'loquace', l'esigenza di radicare il pensiero coreografico nel contesto del nostro problematico oggi e, non ultimo, l'adattabilità dei singoli concept a luoghi e spazi consueti e inconsueti.  

Si inizia con ѽ ταũρε (o taûre), di Nozzolese, un coreografo di formazione accademica e contemporanea,  che prende spunto da La casa di Asterione di Jorge Luis Borges per riflettere sulla solitudine ontologica del Minotauro. Un essere ibrido, solitario, potente ma fragile, rappresentato da una maschera di toro indossata inaspettatamente da una donna che diventa «simbolo di un'ibridazione radicale» tra prerogativa maschile e femminile, tra umanità e bestialità, tra sacralità e profanità, tra spontaneità e artificio.

In un allestimento minimale curato da Luciano, l'essere dalle sembianze animalesche e muliebri si muove dietro, dentro e fuori una parete di fili argentei che celano, rivelano, ostacolano, facilitano la sua azione tra strane voci, suoni indistinti, melodie barocche, accenti ritmici e silenzi. La drammaturgia musicale risponde alla drammaturgia coreografica che si snoda in nuclei tematici contrassegnati da gesti composti e scomposti, armonici e disarmonici, da posture involute, da legati  ripetuti fino all'esibizione finale di un linguaggio balbettante, distonico, affabulatorio che resta impresso anche per l'interpretazione della più che brava e suadente Valentina Foschi.

Con One, Two, Through l'atmosfera cambia per la presenza di due "danzautrici", Barbara e Sara, che in nome di una «co-autorialità di sorellanza e responsabilità politica e poetica» si interrogano sul nostro modo di guardare il dolore degli altri avvalendosi della drammaturgia di Elena Giannotti. Un dolore sovraesposto e consumato quotidianamente nelle immagini televisive e nel «passaggio - Through appunto - tra i corpi e tra i corpi e l'immagine» in cui si consuma una percezione spersonalizzante della sofferenza altrui. Testo di  riferimento è il libro  Di fronte al dolore degli altri di Susan Sontag che amplifica la resa coreografica accompagnata dalle luci basse di Paolo Pollo Rodighiero e immersa nel paesaggio sonoro di Stefano Murgia, che mischia filastrocche pubblicitarie, urla e notizie lanciate come bombe.

Finalista di DNAppunti Coreografici e vincitore del bando Creazioni Accessibili indetto da Orbita Spellbonud, One, Two, Through reagisce alla cosiddetta «banalità del male» di 'arendtiana' memoria con la dolcezza di Barbara e Sara che esprimono il loro doloroso sentire con un linguaggio morbido, rotatorio e roteante che fagocita lo spazio e attrae lo sguardo.

Orione di e con Marcello Malchiodi è un solipsistico solo che si sofferma sulla follia delle catastrofi ambientali, sociali, politiche generate dall'uomo e che impattano negativamente sulla collettività degli esseri viventi. Il coraggioso gigante figlio di Poseidone, trasformato in costellazione da Giove, è un sopravvissuto resiliente che in un mondo dove non sembra esserci più equilibrio continua ad esistere e resistere. E questo perché, come insegna l'esistenzialismo di Sartre, scelto da Marcello come supporto filosofico della suo coreografico 'monologo interiore', l'uomo è ciò che diventa attraverso le sue azioni e la sue scelte e «l'esistenza viene prima dell'essenza».

Laureatosi con lode in danza contemporanea presso la Civica Scuola di Teatro "Paolo Grassi" di Milano, il ventiduenne performer firma una creazione in cui la danza fluisce leggera tra purismo e accademismo contemporaneo e degni di nota sono il suggestivo discorso di apertura tratto dal film Persona di Ingmar Bergman, l'eleganza dell'atto performativo e la facilità con cui la danza si fa portavoce di una realtà distopica ed estraniante.

Alla fine non sono mancati gli applausi del pubblico che testimoniano la validità della rassegna Giovani Sguardi e la sua capacità di guardare con lungimiranza allo "Stato dell'Arte" della giovane coreografia italiana.   

     

 

 

 

 

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