Trentacinque anni sono un passo lungo. Non sono solo una ricorrenza, ma un susseguirsi di stagioni, corpi, visioni, trasformazioni. Sono generazioni che si sono avvicendate nelle sale prova, nei teatri, e nella nostra redazione.
Celebrare i 35 anni di DanzaSì significa celebrare tutto questo: il movimento che non si ferma, la riflessione che accompagna il gesto, la comunità che si riconosce in un pensiero condiviso sulla danza.
Quando questa rivista è nata, il panorama era diverso. Diversi i mezzi, diversi i ritmi, diversa perfino la danza il modo di farla.
La carta era il luogo privilegiato dell’approfondimento; l’attesa era parte del dialogo; il tempo aveva una densità che oggi sembra quasi un lusso. Eppure, ciò che muoveva allora DanzaSì è lo stesso che la muove oggi: la convinzione che la danza non sia solo spettacolo, ma cultura; non solo tecnica, ma visione del mondo; non solo disciplina, ma spazio critico in cui interrogare il presente. Un mezzo per capire e conoscere.
In 35 anni abbiamo raccontato debutti e addii, rivoluzioni stilistiche e ritorni alle radici, grandi maestri e giovani promesse.
Siamo stati uno strumento per comprendere come funzionava, e come tutt’oggi funziona, il sistema danza nel nostro paese.
Siamo stati i primi a comprendere l’importanza delle scuole di danza private e ad instaurare con molte di loro un rapporto diretto che dura in molti casi ancora oggi.
Abbiamo attraversato crisi economiche e rinascite creative, assistito alla trasformazione dei linguaggi, alla contaminazione tra arti, all’irruzione del digitale. Abbiamo iniziato con un telefono, una macchina da scrivere e un computer che nessuno sapeva relamente utilizzare. Non esisteva internet. Era un altro mondo, forse più “difficile” visto con gli occhi di oggi, ma proprio per questo ogni piccolo traguardo raggiunto rappresentava una grande vittoria.
E noi quel mondo lo abbiamo vissuto e raccontato perché essere una rivista di danza significa assumersi una responsabilità particolare: quella di tradurre l’effimero in parola.
Il nostro compito è stato, ed è, quello di fermare un frammento di quell’istante, di analizzarlo, di metterlo in relazione con la storia e con il futuro.
In questi anni DanzaSì è stata osservatorio e laboratorio. Ha ospitato voci diverse, talvolta divergenti. Ha fornito strumenti ai professionisti per lavorare in questo mondo. Ha fatto della politica culturale il suo progetto editoriale. Ha costruito un legame con scuole di danza e insegnanti, forese le voci meno ascoltate di questo mondo. Per loro abbiamo creato un concorso che per decenni è stato uno dei più importanti in Italia, abbiamo organizzato corsi gi aggiornameto, stage e tanto altro. Perchè DanzaSì è più di una rivista.
Oggi, mentre celebriamo questo traguardo, sappiamo che la danza continua a cambiare con una velocità sorprendente. Che il mondo intorno a noi continua a cambiare. E che forse anche noi dovremo adattarci e cambiare con lui.
Trentacinque anni non sono un punto d’arrivo, ma una soglia. Se guardiamo indietro, vediamo un patrimonio di esperienze, di firme, di lettori fedeli, di collaborazioni preziose. Se guardiamo avanti, vediamo possibilità: nuovi linguaggi da esplorare, nuove geografie da raccontare, nuove generazioni da ascoltare. La danza ci insegna che ogni equilibrio è dinamico, che ogni caduta può trasformarsi in slancio.
Non posso qui non ricordare mio padre Raffaello Luciani che fondò questa rivista, Monica Ratti con le sue idee e il suo talento organizzativo che ha da sempre fatto parte di questa che è tutti gli effetti una famiglia, mio fratello Luca che impagina questa rivista da quel primo numero del marzo 1991, Massimo Zannola che è arrivato qualche anno più tardi ma che ormai è un amico e collaboratore insostituibile e a tutti gli altri collaboratori, passati e presenti, che hanno fatto hanno condiviso con noi questo cammino, Vito Cutro che frequenta i nostri uffici da molto prima di diventare Direttore responsabile della rivista e che tanti consigli mi ha dato in questi anni. Un grazie va anche a tutti i nostri collaboratori, passati, presenti e futuri, ai nostri lettori, a coloro che hanno partecipato al Concorso DanzaSì e a tutte le altre nostre iniziative, e a tutti quelli che sono iscritti al nostro portale e alla nostra community: questo anniversario appartiene a tutti voi.
Continuiamo a danzare, dunque. Con curiosità, con coraggio, con senso critico. Continuiamo a raccontare la danza non come ornamento, ma come necessità. Noi saremo qui, passo dopo passo.