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Conseguenze anatomiche della forzatura dell’en dehors: danni alle articolazioni dell’anca

Medicina della Danza
Quando
01/06/2021
Genere
Medicina della Danza
La tecnica della danza attuale richiede al danzatore una duttilità fisica (diversa da quella che ci si aspettava dai ballerini del passato), che spesso sottopone il fisico a sforzi estremi di adattamento. Ad esempio le posizioni di en dehors, o di apertura nel sollevamento della gamba che lavora en l’air (a 180 gradi), tipiche dello stile classico, ma praticate anche in vari indirizzi della danza moderna, sono utilizzate in maniera più accentuata, enfatizzata, talvolta estrema. Basta per rendersene conto confrontare attraverso i filmati il diverso uso dell’en dehors in grandi ballerine del passato come Carla Fracci o Margot Fonteyn, e in grandi nomi della danza attuale quali Zacharova o Semionova (per citarne solo alcune). 
Sebbene tutti gli indirizzi pedagogici insistano su un ottenimento graduale e rispettoso dello sviluppo corporeo della flessibilità e dell’apertura, i danni provocati al fisico, ad esempio all’anca, dall’usura di una costante rotazione forzata e dallo sforzo dell’estensione delle gambe diventano sempre più frequenti e precoci, colpendo non solo professionisti ma anche allievi nel corso dei loro studi.
Uno dei problemi più frequenti dovuti alla forzatura dell’ en dehors, non solo per un fattore predispositivo, pur sempre presente, è la lesione del labbro acetabolare dell’anca.

La struttura anatomica
Il “labbro acetabolare” è un anello fatto di fibro-cartilagine (un tessuto simile a quello del menisco del ginocchio) intorno all’acetabolo dell’anca, quella concavità rotondeggiante nella quale si inserisce la testa del femore. Questa struttura cartilaginea è molto importante per la normale funzione dell’articolazione dell’anca. Essa aiuta a mantenere la testa del femore all’interno dell’acetabolo, e a far sì che si muova senza attriti. Il labbro acetabolare funziona come una guarnizione, fornendo stabilità all’articolazione dell’anca.
La conoscenza di questa articolazione è stata approfondita solo nell’ultimo decennio con il miglioramento delle tecniche di indagine diagnostica, in quanto questo sottile tessuto connettivo è stato osservato direttamente solo con la comparsa dell’artroscopia. In particolare si sono potute individuare due zone distinte. Il lato extra-articolare (quello a contatto con la capsula articolare) ha un buon apporto di sangue, ma la zona intra-articolare (a contatto con la testa del femore) è in gran parte avascolarizzata (senza sangue).

Cause della patologia
Fino a poco tempo fa si credeva che un singolo trauma (ad esempio una torsione, una caduta) fosse la ragione principale di una lesione del labbro acetabolare. Con il miglioramento attuale delle tecniche di imaging e con la comprensione derivata dall’artroscopia, si è evidenziato che quasi sempre una lesione del labbro acetabolare avviene quando esistono delle cause predisponenti. Sono soprattutto delle piccole anomalie anatomiche che, insieme a piccole lesioni ripetitive, portano ad una graduale insorgenza del problema. Attività sportive che richiedono movimenti oscillanti ripetitivi o la ripetuta flessione e rotazione della gamba possono provocare questo tipo di piccole lesioni. La più comune di queste anomalie è chiamata nella letteratura medica “Conflitto Femorale Acetabolare” (o FAI Femoro Acetabular Impingement): quando una gamba si flette e ruota internamente o esternamente, muovendosi verso il corpo, l’osso del collo femorale, soprattutto quando esso è strutturato in modo anomalo, urta contro il bordo acetabolare, “pizzicando” il labbro acetabolare. Nel tempo, questo pizzicare, o impingement, del labbro provoca usura e lacerazione dei sui bordi. Una rottura completa viene indicata come “avulsione”: il labbro si stacca dal bordo dell’acetabolo dove è attaccato normalmente. Cambiamenti nel normale movimento dell’anca, combinati con debolezza della muscolatura attorno all’anca, possono portare alla stessa patologia.

I sintomi
I principali sintomi dovuti ad una lesione del labbro acetabolare sono:
Dolore nella parte anteriore dell’anca (frequentemente nella zona inguinale). Se si eseguono rotazioni en dehors e en dedans si avvertirà un clic, o, se la patologia è avanzata,  una specie di blocco dell’anca. Altri sintomi sono anche la rigidità articolare e una sensazione di instabilità, in cui l’anca e la gamba sotto carico sembrano cedere. Il dolore può irradiarsi  lungo i glutei, anche fino al ginocchio.
I sintomi peggiorano se per tempi prolungati si cammina o si sta seduti. Facendo perno sull’anca malata si può avvertire una sensazione di dolore diffuso.
La patologia può essere anche completamente asintomatica. Poiché la cartilagine di questa articolazione, soprattutto nella zona intraarticolare, è scarsamente vascolarizzata, e non ha molte terminazioni nervose, è possibile che ci siano lesioni che non provocano dolore. Alcuni danzatori con lesioni dell’anello acetabolare continuano a danzare ai massimi livelli senza alcun dolore. Tuttavia le lesioni possano continuare ad aggravarsi.  Il dolore dipende dalla posizione in cui si verifica la lesione, e normalmente è provocato dall’infiammazione dei tessuti che circondano l’articolazione, in risposta ad un’eccessiva compressione o mobilizzazione della testa femorale.

Il trattamento
Le cure sono molteplici e iniziano dalla diagnosi precoce, attraverso indagini di imaging come raggi X, risonanza magnetica, artrorisonanza magnetica nucleare. Nei casi più gravi la cura è chirurgica, ma la fisiotecnica (in particolare la fisiotecnica della danza) ha dimostrato che il potenziamento dei muscoli del bacino e la risoluzione dei problemi di tensione muscolare nella zona dell’anca, potrebbero ridurre la necessità di un intervento chirurgico con i suoi rischi potenziali (soprattutto quello di un post-operatorio lungo con interruzione di qualsiasi attività fisica). Un buon fisiatra effettuerà un esame dell’anca, del tronco, l’allineamento tronco-femorale, valuterà la forza muscolare del ginocchio, la postura,  l’andatura. Un programma di riabilitazione verrà poi delineato sulla base di questi fattori e delle caratteristiche individuali. La cura inizia con le modifiche delle proprie attività di training. Si dovrebbe evitare di fare perno sull’anca malata ed evitare prolungati periodi di attività sotto carico. Se non ci si può permettere, o non sono necessarie, interruzioni dell’attività di training, si dovrà cercare di lavorare sul riallineamento, sull’equilibrata distribuzione del peso e alternare negli esercizi alla sbarra e al centro le posizioni in parallelo a quelle en dehors. E’ raccomandabile rivolgersi anche a un fisioterapista che lavori insieme a voi e al fisiatra per potenziare i muscoli dell’anca, ripristinare il normale controllo neuromuscolare e migliorare la postura. Un programma di flessibilità ed esercizi di stretching in fisiotecnica, anche se non possono ripristinare le eventuali lesioni cartilaginee dell’articolazione, possono comunque aiutare ad allungare i muscoli e a ridurre il contatto ed il conseguente conflitto femorale- acetabolare.
 
Annalisa Argelli