Il debutto di una nuova produzione firmata da Monica Casadei è sempre un evento capace di scuotere e interrogare nel profondo. Lo scorso 5 maggio, il prestigioso palcoscenico del teatro Regio di Parma ha accolto la prima assoluta di "Trilogia della brama", l'ultimo, straordinario lavoro della coreografa a cui abbiamo avuto il piacere e il privilegio di assistere in prima persona.
Ne è emersa un'opera decisamente interessante e potente, intrisa di un pathos travolgente che si manifesta con la stessa forza sia nei contenuti concettuali sia nella loro rigorosa e carnale realizzazione scenica. Al centro della riflessione guidata dalla coreografa c'è l'analisi della brama intesa come male maschile per eccellenza. Un uomo indagato, analizzato nel peso delle sue pulsioni, delle sue fragilità e della sua complessità. Perché la brama assume diverse forme: il potere, il possesso amoroso e il godimento senza misura. Tre declinazioni incarnate da altrettanti giganti shakespeariani: Macbeth, Otello e Falstaff. Il percorso coreografico vive di un netto contrasto emotivo: se le prime due parti dedicate a Macbeth e Otello si rivelano particolarmente potenti, cupe e tragiche, la sezione finale incentrata su Falstaff ribalta l'atmosfera, offrendo una dimensione corale, più colorata, leggera e ironica.
A rendere ancora più densa questa produzione è l'interazione sinergica tra la danza e le altre discipline artistiche, grazie a tre preziosi interventi live che amplificano la potenza del messaggio: la pittura dal vivo di Giuliano del Sorbo, la parola drammaturgica dell'attore Savino Paparella e la musica eseguita dal vivo dalla Toscanini Academy. Il tutto si sviluppa sulle note di Giuseppe Verdi, compositore a sua volta profondamente affascinato e ispirato dai capolavori drammatici di Shakespeare.
Abbiamo incontrato Monica Casadei per farci raccontare la genesi, le sfide e le sfumature di questo affascinante e impetuoso viaggio multimediale.
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